Cosa sono

I fitosteroli, "gemelli diversi" del colesterolo

Sono simili, per la loro struttura chimica, al “nemico” delle arterie. Ma proprio per la loro somiglianza al colesterolo arrivano a “competere” con questo grasso e riescono a contrastarne l’assorbimento all’interno dell’intestino. Il risultato è che i fitosteroli, o steroli vegetali, rappresentano un supporto molto utile per chi deve fare i conti con l’ipercolesterolemia, cioè l’incremento dei valori di colesterolo LDL nel sangue sopra ai valori considerati accettabili. La loro efficacia a questo scopo è ormai ampiamente accertata da numerosi studi sperimentali e clinici, al punto che il loro impiego viene proposto in alcune linee-guida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. L’American Heart Association, la principale organizzazione scientifica che riunisce i cardiologi americani, ne consiglia l’impiego in associazione ad una dieta sana.

Cosa sono i fitosteroli

Tecnicamente sono composti lipofili della famiglia dei triterpeni: in pratica possono essere considerati grassi di origine vegetale, con una struttura chimica molto simile a quella del colesterolo, che invece è un classico grasso di origine animale. Purtroppo, a differenza di quanto avviene per il colesterolo che per la maggior parte viene prodotto all’interno dell’organismo umano, gli steroli vegetali non possono essere sintetizzati dal corpo. Quindi debbono essere assunti esclusivamente attraverso l’alimentazione. C’è però un limite “naturale”: l’assorbimento dei fitosteroli presenti nei cibi è estremamente limitato e mediamente non supera il 2-2,5 per cento dei grassi vegetali introdotti con i cibi. Al contrario, il colesterolo degli alimenti viene assorbito mediamente per il 60 per cento. Questa differenza spiega l’utilità di alimenti funzionali contenenti fitosteroli quando si intende limitare l’assorbimento di colesterolo da parte dell’intestino1.


1 Vuoristo M, Miettinen TA. Absorption, metabolism, and serum concentrations of cholesterol in vegetarians: effects of cholesterol feeding. Am J Clin Nutr 1994;59:1325-31